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2003: Schumi, 6 leggendario!

Michael Schumacher, 8° nel GP del Giappone dominato da Barrichello, si aggiudica il sesto titolo mondiale, la Ferrari vince il 13° mondiale costruttori.

Grazie anche alla gara perfetta di Rubens Barrichello, Michael Schumacher al termine del Gran Premio del Giappone a Suzuka si porta a casa il suo sesto titolo mondiale, uno in più di Juan Manuel Fangio, il quarto consecutivo, ed entra definitivamente nella leggenda non solo della Formula 1 ma di tutto lo sport. E’ stata una gara al cardiopalma per quasi tutta la sua durata, con Michael costretto a partire quattordicesimo in griglia a causa della pioggerella che lo ha frenato in qualifica, poi, per giunta, mentre era in piena rimonta, al sesto giro si è toccato con l’idolo locale Takuma Sato, neosostituto di Jacques Villeneuve alla BAR, e ha dovuto fermarsi ai box per cambiare l’alettone anteriore danneggiato e ha anticipato così il primo rifornimento. Piano piano, Schumi ha guadagnato altre posizioni, ha battagliato col fratello Ralf, lo ha sorpassato al terzo e ultimo pit-stop e infine lo ha costretto a tamponarlo leggermente quando Da Matta ha frenato improvvisamente davanti a entrambi obbligando il ferrarista a cambiare traiettoria. Schumi ha tagliato il traguardo ottavo, conquistando il punticino che gli serviva per assicurarsi la certezza matematica del titolo.

La Ferrari si aggiudica, oltre il suo tredicesimo titolo piloti, anche il tredicesimo mondiale costruttori, il quinto consecutivo, e il contributo maggiore stavolta è arrivato da Rubens Barrichello che, partito in testa, è stato superato nel corso del primo giro da Juan Pablo Montoya ma ha approfittato del ritiro del colombiano dopo nove giri per un problema di idraulica, e ha dominato tutta la gara, cogliendo la settima vittoria della carriera e chiudendo quarto nel mondiale avendo beneficiato degli zeri di Ralf e Alonso. Il brasiliano ha assolto fino in fondo al compito che aveva in questa gara: impedire di vincere a Kimi Raikkonen, l’ultimo che ancora poteva togliere il titolo a Schumi. Nel corso del 15° giro, per il gioco dei pit-stop, con Kimi primo e Schumi fuori dai punti, il finlandese era campione del mondo: ma è stato un attimo, anche se il timore di una beffa per i tifosi della Ferrari è stato sempre dietro l’angolo fino agli ultimi dieci giri. La Ferrari ha adottato la tattica delle tre soste, Raikkonen, secondo alla fine, ha tentato l’azzardo disperato delle due soste, una in meno anche del suo compagno di squadra David Coulthard, che ha chiuso terzo proteggendolo negli ultimi giri, ma non è bastato. Raikkonen ha lottato come un leone per tutto l’anno e ha chiuso a due punti da Schumi vincendo solo un Gran Premio, ma se la McLaren-Mercedes avesse vinto il titolo con la vettura, sia pure modificata, dell’anno scorso, la cosa avrebbe avuto del sensazionale nella Formula 1 di oggi.

Per quanto riguarda gli altri, la Williams ha buttato via il mondiale costruttori con una serie di errori incredibili nelle ultime gare e oggi, a parte la sfortuna di Montoya, Ralf ha fatto una gara disastrosa condizionato dai soliti complessi di inferiorità nei confronti del fratello. L’attenuante di partire in ultima fila del tedesco regge solo in parte: Jarno Trulli, che partiva di fianco a lui, ha fatto invece una gara fantastica arrivando quinto anch’egli con due sole soste, esattamente come le due BAR di Jenson Button, quarta, e Sato. Il giapponese, al rientro in Formula 1 dopo un anno, ha chiuso sesto dopo che dodici mesi fa aveva era stato quinto proprio sulla pista di casa, e questi sono i suoi due unici piazzamenti in zona punti in carriera. Anche Fernando Alonso, il campione di domani, si è ritirato per colpa del motore mentre era in lotta con Barrichello. Inesistenti come al solito Giancarlo Fisichella, che finalmente lascia la Jordan, e le due Minardi. Si conclude così un’annata equilibratissima e, nelle sue ultime fasi, davvero entusiasmante, ma che vede Michael Schumacher trionfare meritatamente ancora una volta: passano gli anni ma la voglia di vincere di Schumi non si spegne mai e trascina con sé tutti gli uomini della Ferrari. E’ forse questo il merito più grande del campione tedesco, che da oggi guarda tutta la storia della Formula 1 dall’alto in basso. Che la festa cominci, a Suzuka, a Maranello e a Kerpen.

CONTINUA..



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Aggiornato il: 13-gen-2019